Cronache di una mente neuroatipica è una nuova rubrica del mio blog che utilizza la narrazione in prima persona come strumento psicoeducativo per descrivere l’esperienza soggettiva del funzionamento neurodivergente in età adulta.
Attraverso scene di vita quotidiana, il racconto rende osservabili processi
cognitivi, sensoriali ed emotivi spesso invisibili, con l’obiettivo di favorire
comprensione, riconoscimento e consapevolezza, sia in chi si identifica come
neuroatipico, sia in chi vive o lavora accanto a menti non standard.
Queste storie non vogliono essere rappresentative di
tutte le persone neurodivergenti, ma una voce tra le molte possibili.
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CUCINA PIENA, RAM ESAURITA
In cucina la luce è troppo forte e il silenzio troppo pieno
di cose che stanno per succedere.
Ma nel giro di dieci minuti la stanza si anima come un
documentario naturalistico girato all’alba.
Un figlio emerge dalla stanza in modalità zombie funzionale.
Un altro parla già, troppo, di qualcosa che non so se è successo ieri o se
succederà tra due settimane.
Il terzo non parla affatto, ma comunica dissenso attraverso sospiri
accuratamente calibrati.
Io annuisco. Sorrido. Rispondo.
Dentro, il mio cervello sta ancora discutendo con se stesso su una frase detta
nel 2019.
Mio marito mi chiede se ho dormito bene.
Rispondo “sì” perché è più semplice che spiegare che ho dormito a tratti,
mentre una parte di me elaborava piani, connessioni, ipotesi e tre possibili
finali alternativi della giornata.
I cani pretendono attenzione immediata, come se non mi
avessero vista da mesi.
Il gatto mi giudica da lontano, in silenzio, con quella superiorità morale
tipica di chi non ha sveglie né responsabilità.
La tartaruga esiste.
La sua sola presenza mi ricorda che il tempo è un concetto relativo.
La colazione è un equilibrio instabile tra richieste
pratiche e sovraccarico sensoriale:
odori, voci sovrapposte, cucchiai che tintinnano, una domanda fatta mentre sto
già rispondendo a un’altra.
Io funziono. Sempre.
Anche quando sento che il sistema sta usando più RAM del consentito.
Eppure, in mezzo a questo caos perfettamente imperfetto, c’è
un momento — breve, quasi invisibile —
in cui guardo la scena e penso che sì, è faticoso, è rumoroso, è disordinato…
ma è anche incredibilmente vivo.
Il mio cervello non ha mai chiesto il permesso di partire
alle sei e tredici.
Ma ora che la giornata è ufficialmente iniziata, lo accompagno.
A modo mio.
Con una tazza di caffè in mano e la consapevolezza che, anche oggi,
sto facendo il possibile con un sistema operativo non standard.
Laura Cocito - PSICOLOGA
Mindfulness Professional Trainer&Clinical
Therapist
ACT Therapist®
Iscrizione Albo A Piemonte n.10414